10 febbraio - Ricordiamo

Ultimo aggiornamento Martedì 12 Febbraio 2019 16:36 Martedì 12 Febbraio 2019 15:43

Celebrato a Civitavecchia il Giorno del Ricordo per non dimenticare i tanti italiani massacrati dai partigiani comunisti di Tito solo perché erano italiani, in Istria, Dalmazia e Venezia Giulia tra il 1943 e il 1945: una "pulizia" etnica in piena regola, mascherata come azione di guerra o vendetta contro i fascisti. E per non dimenticare gli oltre 350 mila profughi giuliani costretti all'esodo, a lasciare case e ogni bene per mettersi in salvo dalle violenze degli jugoslavi, fuggendo con ogni mezzo in Italia dove – non va dimenticato - furono persino malamente accolti. In gran parte finirono infatti nei campi profughi e ci rimasero per anni. Per mezzo secolo sulle stragi delle foibe e sull'esodo dei giuliani si è steso un pesante e colpevole silenzio squarciato solo in anni recenti (2004).   Il 10 febbraio è una data simbolica che si riferisce al 1947 quando entrò in vigore il trattato di pace con cui le province di Pola, Fiume, Zara, parte delle zone del goriziano e del triestino, passarono alla Jugoslavia. La commemorazione si è svolta alle ore 11 presso il Parco Martiri delle Foibe con una cerimonia presieduta dal Vice Sindaco, Daniela Lucernoni e dal rappresentante del Comandante del Centro Simulazione e Validazione dell’Esercito alla presenza di varie altre autorità civili, religiose, e militari. Alla cerimonia hanno anche presenziato varie associazioni civili e combattentistiche e d’arma tra cui l’ ANGET con i Soci Vincenzo Santonastaso, Paolo Sanetti e Angelo Pacifici. Dopo l’intervento del Vice Sindaco a ricordo degli eventi è stata deposta una corona in memoria delle vittime a cui sono seguite le note del “Silenzio” . A seguire Monsignor Cono Firringa ha rivolto l’invocazione al Signore Iddio ed ha impartito la benedizione. Ha preso poi la parola la Dott.ssa Galletta che ha illustrato il significato della commemorazione stessa e il ruolo di Civitavecchia nell’accoglienza di una parte dei profughi. Poi sono intervenuti i congiunti dello scomparso dottor Gionta, profugo egli stesso, che hanno dato letture di scritti dedicati a tutti i fratelli dell’Istria, della Dalmazia e della Venezia Giulia.

 

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